lunedì 31 ottobre 2011

Emozioni (e tecnologie) di ieri e di oggi

Recentemente mi sono iscritta ad un corso di aggiornamento sull'apprendimento della letto-scrittura per gli alunni stranieri: è una tematica troppo interessante e nonostante i miei impegni lavorativi e di studio, ho deciso di parteciparvi. 
Qualche giorno prima del primo incontro ho ricevuto il programma dettagliato delle lezioni e sono sobbalzata sulla sedia: un formatore aveva lo stesso nome e cognome di un mio ex alunno di ben venticinque anni fa, che non avevo più incontrato... Un nome non molto comune, per cui ho subito capito che con molta probabilità il facilitatore linguistico che teneva quel corso era proprio quel mio piccolo alunno, già allora molto vivace e sveglio.
Ho cercato nelle scatole dove conservo i ricordi di questi ventotto anni di insegnamento, ho trovato fotografie, bigliettini, disegni di quegli anni lontani... e con qualche foto e un po' di trepidazione sono andata alla prima lezione.
Appena è entrato l'ho riconosciuto: con la barba e gli occhiali ma il sorriso e gli occhi  identici a quando era bambino.
Ci siamo guardati per qualche istante, anche lui mi ha riconosciuto e subito abbracciato: è stata un'emozione vera e intensa che mi ha tolto il fiato.
Sentirlo parlare di linguistica, poi, durante la lezione, così sicuro, coinvolgente, appassionato, competente mi ha veramente riempito di gioia e di orgoglio.
In seguito, nella pausa caffè, abbiamo parlato a lungo: ricordava molti  particolari delle attività fatte insieme: ad esempio di un libro di storie che avevamo inventato , si direbbe oggi collaborativamente, di cui ricordava addirittura  la copertina. Era un'attività che piaceva molto a lui e gli altri alunni, che adoravano  ascoltare storie, inventarle e a trasformarle in filastrocche.
Anch'io, maestrina alle prime armi, mi divertivo molto in quei giochi di lingua, guidata dalla mia collega più esperta, imparavo a gestire quella selva di mani alzate che volevano dire la loro, quegli occhi vivaci che si accendevano dall'entusiasmo, quell'atmosfera gioiosa di creazione condivisa, di coproduzione...
La lavagna si riempiva di parole e di rime e quello che pareva un gioco, era una vera e propria costruzione di significati condivisi, che legavano la classe con emozioni positive, che promuovevano la gioia del fare e dell'imparare,
dal sito Museo Tecnologico http://www.itis.pr.it:
Le storie e le filastrocche venivano poi dattiloscritte da me su matrici di un vecchio ciclostile, ogni pagina era  illustrata dai bambini che assemblavano le pagine e costruivano il libro, facendone una copia per ciascuno, coloravano con dovizia i disegni stampati in bianco e nero.
Infine soddisfatti e felici portavano con orgoglio il proprio libro a casa, per leggerlo ai familiari .
La macchina da scrivere, le matrici e il ciclostile: tecnologie assai diverse da oggi, che abbiamo a disposizione computer, software per il disegno, scanner e stampanti, ma dal punto di vista didattico capaci di produrre risultati assolutamente simili e gratificanti .
Tutto ciò mi ha fatto riflettere sul senso delle tecnologie a scuola: esse, qualunque siano, dalla tecnologia che ha permesso la scrittura, alla stampa usata da Freinet ,agli odierni portatili e tablet , oggi come ieri, hanno degli effetti di potenziamento dell'apprendimento, ma ciò vale soprattutto se il loro uso è legato ad attività motivanti e significative per gli alunni.
Significativo è ciò che  muove interessi, emozioni positive, gratificazione, e così lascia una traccia, una traccia indelebile nella memoria.
Significativo è quell'apprendimento che dà un senso a ciò che si impara e che è il contrario della sterile memorizzazione (Jonassen),
Solo così coniugate alla ricerca di senso e alle emozioni , le tecnologie potranno esplicare il loro valore aggiunto.
A noi insegnanti il compito di intercettare desideri, interessi, inclinazioni degli alunni e saper costruire percorsi di apprendimento che prevedano la partecipazione attiva e emotivamente connotata dei nostri allievi.
Oggi come ieri, mi diverto ancora a fare certe attività con i miei alunni e sono sempre alla ricerca di tecnologie che mi supportino in questi percorsi di costruzione condivisa.
E' davvero bello guardarli negli occhi e vedere l'intuizione, l'idea, che guizza vivace, che poi viene  espressa, negoziata, discussa con partecipazione , modificata e alla fine condivisa con entusiasmo.
E se “I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere” (Plutarco) ...è davvero bello vedere accendersi quelle fiaccole..

2 commenti:

  1. Quoto tutto ciò che hai scritto!
    Bellissime riflessioni, grazie!
    france

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  2. Grazie a te, France!
    Un abbraccio
    Manuela

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